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    L’UNIVERSO DELLA PREGHIERA

    L’abissale luce del mistero di Dioamore è all’origine dell’esperienza di preghiera. tutta la preghiera umana, appunto l’universo della preghiera, università orationis, è fenomeno pan-umano rilevantissimo, costitutiva ricchezza dell’umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
    Anticipato dallo spirito di dio, lo spirito umano è sollecitato ad entrare nel discorso di dio, per partecipare all’Altro consiglio e riconoscere, in maniera sì fruibile da tutte le facoltà conoscitive umane, ma essenzialmente propria al solo spirito, il mistero della salvezza nascosto in Dio da tutta l’eternità.

    È arrivato il momento di dare risposta a questa chiamata. È arrivata l’ora che tutti gli esseri umani si rendano conto che il tesoro della preghiera è di tutti. È ora che la coscienza di questa ricchezza riscatti l’umanità dalle sue paure e sciagure. È ora che la preghiera diventi sempre più quell’esercizio vitale di unità – che già essa inequivocabilmente documenta – per mettere meglio al bando le divisioni del genere umano, indotte e sottolineate ad arte dagli interessi creati, e fondare definitivamente la pace di ogni persona e di tutti i popoli.
    È troppo? No, per la preghiera è il tutto, e…l’indispensabile.


    RELIGIONE SENZA DIO

    Esiste una religione senza Dio? Così formulata, l’espressione traduce una pura astrazione. Tuttavia si intuisce cosa essa voglia designare: le religioni senza Dio, quelle dei fondamentalismi e del fanatismo; peggiori dell’ignoranza totale su Dio; e certo più perniciosi della superstizione.
    Bisogna convenire che anche questa e un’approssimazione, le istituzioni non sono, di per se, ne buone ne cattive. Gli uomini dell’istituzione lo sono; e, con la precisazione, che chi e buono in un dato memento, non necessariamente lo sarà dopo. Insomma, e il problema che attanaglia tutte le istituzioni religiose del mondo.
    Esse sono depositarie del tesoro più grande dell’umanità, la religione, e possono onorarlo, servendolo; oppure disonorarlo, servendosene.

    Recensione civ cattolica
    Saremmo tentati di considerare queste pagine di un professore di ispanistica un brevissimo saggio di esperienza «mistica». Ce lo farebbero pensare i temi, i rimandi a san Giovanni della Croce, la necessità di esprimersi in poesia, il modo con cui la materia è trattata: intuizioni rapidissime, di scorcio, approfondimenti appena accennati, prevalenza delle immagini sui concetti.
    Ma non siamo sicuri della nostra lettura. Preferiamo affidarci al giudizio di Carlo Alberto Cicali, che vede in queste pagine la proiezione poetica di un percorso di psicologia mistagogica. Questo termine definisce «quell’attività analitica che, pur nei limiti del lavoro psicologico, si dispone a un diverso atteggiamento verso il mistero, non si esaurisce in una prospettiva esclusivamente psichica e aiuta, attraverso la religione simbolica, ad aprirsi all’irruzione del senso, della motivazione.
    Questo processo di trasformazione, che si attua attraverso il pieno recupero del rapporto con l’inconscio e la riattivazione della funzione simbolica, culmina nell’adozione dell’atteggiamento religioso» (p. 11 s; cfr p. 131 s). Il testo non è in tutto e per tutto lineare e perspicuo, anche perché è latto di una prosa in cui si intersecano vari piani a volte semplicemente allusi. O è forse, questa carenza di linearità, un dato soltanto apparente, solamente il rischio che corre chi batte vie finora scarsamente percorse e ne vuole parlare? Balbutiendo resonamus divina, ha detto san Giovanni Damasceno.

    G. Mucci


    SAN PAOLO MISTICO

    Questo volume documenta l’esperienza che gli autori mistici fanno del mistero di Dio. Paolo di Tarso e tra i primi, e certamente uno dei più attestati esperti del mistero nascosto per secoli e poi rivelato in Cristo. Dall’insorgere nel suo spirito degli inenarrabili gemiti dello Spirito, fino alle più alte visioni del Risorto e alle intime comunicazioni con le tre divine Persone, il suo epistolario rende possibile una così completa ricostruzione del complesso fenomeno mistico cristiano, da costituire la base della Teologia Mistica.
    Sul piano metodologico, qui ci si trova di fronte ad un maturo traguardo, raggiunto in maniera originale, della Letteratura Mistica la quale si potrà ancora meglio sviluppare, su tali premesse, in disciplina a se stante. Il fatto che essa tratta dell’ineffabile la rende, si, impropriamente espressiva, ma bisogna pur ammettere che fanno parte di essa le più signi­ficative scritture. Questo testimoniano, in particolare, i testi di preghiera. Sotto tale aspetto, il libro può essere prezioso per tutti coloro che vogliono entrare nell’universo della preghiera.
    Da sempre infatti l’umanità ha pregato ed è Dio stesso che stimola a pregare. Come insegna il Nuovo Testamento, lo Spirito Santo abita nel credente e lo educa ad esprimere correttamente il suo rapporto con le Persone della Trinità. Dapprima con gemiti indescrivibili, poi con figure talora enigmatiche, versa misteri nel cuore dell’uomo. E se seguiamo docilmente il Maestro interiore, ci sarà dato di giungere a una personale, irrepetibile e libera espressione.
    In un’epoca quale l’attuale, sensibile si alle discipline dell’interiorità, ma macchiata di sincretismo, questo libro rende giustizia alla intuizione del mistico Paolo VI. Fin dal 1974 il grande pontefice presagiva un risveglio prepotente della spiri­tualità. Al presente siamo in grado di considerare unitariamente il vastissimo dominio dei testi mistici, come pure la vita spirituale, evitando le distinzioni di concetto tra i vari aspetti della teologia mistica. Perché l’ascetica dei “principianti” non ha radice diversa dall’orazione cosiddetta infusa dei “perfetti”.
    Ed e opportune ricordare che la letteratura mistica – nella misura in cui raccoglie da tutti i tempi e da tutti i luoghi gli scritti spirituali – serve a corroborare gli sforzi di chi si impegna a unificare l’umanità sulla base delle reali ricchezze che la caratterizzano. Con rigoroso metodo scientifico, questa disciplina fa risaltare, comparatisticamente, la diversità e la sostanziale unita dei testi mistici, senza confondere la peculiarità di ciascuno e sottolineando lo spirito che – implicitamente o esplicitamente – le accomuna. Inoltre, porta a scoprire la varietà dei linguaggi e come la poesia sia matrice di ogni espressività spirituale.
    In questa prospettiva, Ignazio di Loyola, Teresa di Avila e Giovanni della Croce vengono presentati, insieme con altri mistici cattolici messi in relazione con mistici non cristiani, quali dottori della modernità, capaci di corrispondere alle attese di salute globale delle provate generazioni di fine millennio.


    L’EVANGELISTA MISTICO

    Il nuovo millennio che inizia, sotto la guida di un Papa, che sembra proprio professi come suo preciso compito, quello di inoltrarvi la comunità credente, con il piede giusto, impone di meditare sugli apostoli che cominciarono a evangelizzare il primo millennio cristiano.
    Non entusiasti seguaci di dotte favole, come lo erano i loro contemporanei, affascinati da miti fantastici e vittime di sterili rituali, gli apostoli trasmettevano agli uomini e alle donne da essi avvicinati l’esperienza del Mistero, che essi avevano fatta e che aveva trasformato tutta la loro vita.
    Giovanni e Paolo, come risulta dai loro scritti, sono maestri della via mistica cristiana.. In essa immisero le loro comunità, guidandole accuratamente, perché i singoli discepoli sperimentassero in se stessi la divina predilezione di Dioamore.
    Dopo il volume su san Paolo mistico, i due autori presentano qui il risultato di una ricerca spirituale, origi­nate e insieme assai collegata, sull’apostolo san Giovanni. L’evangelista che Gesù amava, con i suoi scritti, apre la tradizione della letteratura mistica cristiana. Anche aldilà del canone biblico, essa prolificherà, in tutte le lingue, fino ai giorni nostri.
    In san Giovanni evangelista, si manifesta quella novità antropologica dell’homo misticus vs homo miticus, che rappresenta la risposta divina alle sfide umane, anche odierne, e attende di essere pienamente conosciuta e fruita.

    CURA DELLE TOSSICODIPENDENZE
    La scuola dei mistici
    GIUSEPPE DE GENNARO S.I.

    La letteratura mistica prodotta in Spagna durante i secoli XVI e XVII conta oltre 3.000 testi, alcuni dei quali, come gli Esercizi Spirituali d’Ignazio di Loyola, il Castello interiore di Teresa d’Avila, la Salita del Monte Carmelo, la Notte oscura, la Fiamma di amor viva di Giovanni della Croce, costituiscono il fondamento di una tradizione spirituale viva fino ai nostri giorni, quali l’ignaziana, o gesuitica, e la carmelitana. Tale nucleo di testi è trattabile, per oggetto e metodo propri, come base di una disciplina letteraria a se stante, che si può comparare con numerose altre discipline affini, quali la letteratura biblica, la patristica, le letterature spirituali medievali. La comparazione è estensibile, fuori della cultura cristiana, ad altre tradizioni spirituali quali l’ebraica, la musulmana e l’indù.
    L’antropologia proposta dai testi mistici citati interpreta la realtà dell’uomo composto di corpo, psiche, mente e spirito. La disarmonia regna storicamente tra queste componenti, per cui l’uomo risulta infermo. La diagnosi dei mistici parte dalla considerazione dello stato di disagio in cui versa la persona umana per il disordine dei suoi atti. A causa di ciò, l’uomo è visto come esiliato dal suo ambiente naturale, situato in contesti ostili e pericolosi per la sua salute. Il malessere è causato da una profonda ferita, ben presto piaga infettiva e letale. Essa è il prodotto di tre cause interagenti: la perdita del senso dell’Origine, le carenze interne all’uomo che creano bisogni disordinati, l’inadeguatezza dei rimedi ricercati e offerti.
    Con l’intento di amare Dio sopra ogni cosa, i mistici prospettano anche una terapia tesa alla guarigione, che prevede simultaneamente il recupero del senso dell’Origine, il riordino delle operazioni umane, l’uso corretto dei rimedi a disposizione. È da sottolineare come l’elemento curante assolutamente necessario sia il primo dei tre, cioè il recupero del senso dell’Origine. Gli altri due elementi sono strettamente dipendenti da questo. Il risultato della cura fatta diligentemente sarà il conseguimento della salute di tutta la persona: corpo, psiche, mente e spirito. Si tratta qui di uno stato soddisfacente di benessere globale, dove possono inscriversi sofferenze di vario genere, senza che l’equilibrio dell’insieme ne resti turbato. A tale genere di salute sono destinati tutti gli esseri umani, per cui si ritiene che la vocazione alla salute globale possa coincidere con l’universale vocazione alla salvezza e, in definitiva, alla santità. Questa tesi, efficacemente sostenuta nel XVI secolo dal francescano Francisco de Osuna, proprio a partire dalla Spagna, contribuirà all’avvento di una stagione di fervida ed estesa spiritualità, dall’Europa alle Indie.

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